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Il 25 aprile 2015 il Nepal è stato colpito da un terremoto di magnitudo 7.8 a cui sono seguite una serie di frane, valanghe e scosse di assestamento, incluso un ulteriore terremoto di magnitudo 7.3 il 12 maggio.

Secondo le stime del Ministero degli Affari Interni e della Polizia nepalese 8.698 persone sono decedute e 22.487 sono state ferite. 498.000 abitazioni sono state distrutte e altre 260.000 danneggiate. I danni e le perdite nel settore agricolo sono state significative e riguardano circa un milione di piccoli produttori e produttrici agricoli. Il settore agricolo rappresenta infatti la principale fonte di occupazione in Nepal e gioca un ruolo centrale nel garantire la sicurezza alimentare della popolazione che vive in zone rurali. Quasi l’ 80% dei 28 milioni di abitanti del paese e circa il 60% della forza lavoro sono impiegati nel settore agricolo, che contribuisce per circa un terzo al PIL di un paese con un reddito pro capite che si aggira sui 660 euro all’anno. I contadini e le contadine sono piccoli produttori con appezzamenti di circa 0.68 ettari in media; gran parte della produzione è utilizzata per la sussistenza. La proprietà della terra dipende dalla casta di appartenenza. Si coltivano soprattutto riso, granoturco, patate e verdure, a seconda dell’altitudine e della zona climatica.

I piccoli produttori e le piccole produttrici di solito hanno un appezzamento a lato delle case di fango, nelle quali vivono. Al piano superiore vengono conservate le sementi, i prodotti agricoli e i mangimi per gli animali. Nei cortili si allevano capre, polli, maiali, bufali e pecore, a seconda dell’altitudine e gruppi etnici di appartenenza.

Nonostante circa il 54% del territorio agricolo sia servito da sistemi irrigui, la maggior parte dei piccoli produttori con terreni agricoli in zone collinari non hanno accesso all’irrigazione.

Tra i contadini che hanno subito danni a causa del terremoto, sono proprio i piccoli produttori con appezzamenti inferiori agli 0.7 ettari e con 3-5 capi di bestiame quelli che hanno sofferto maggiormente. I danni registrati sono soprattutto a terreni coltivati, bestiame, infrastrutture, macchinari e attrezzature agricole. Le riserve di grano e le sementi conservate nelle case sono andate perse, insieme agli stock di fertilizzanti. Macchinari ed attrezzature quali pompe d’acqua, piccoli generatori, dissodatori, mulini e arnie sono stati danneggiati irreversibilmente. I danni sono stati consistenti anche sul bestiame: gli animali che erano legati vicini alle case sono morti o sono stati feriti durante le scosse, mentre il bestiame che era nei campi ha sofferto di aborti spontanei e sindrome da stress che ha causato una netta diminuzione nella produzioni di latte (in alcuni distretti si riporta un calo del 50%).

Più in generale è utile osservare che nell’ultimo decennio, a causa di una forte migrazione dei giovani dalle zone rurali, il settore agricolo ha sofferto anche la mancanza di forza lavoro e ha visto donne ed anziani progressivamente sempre più coinvolti nella produzione. Le donne soprattutto hanno dovuto farsi carico del lavoro agricolo, oltre al tradizionale lavoro di cura. Ad oggi più del 70% della forza lavoro impegnata nel settore agricolo è rappresentato da donne – che tuttavia godono generalmente di accesso secondario alla terra, ovvero tramite il padre o il marito, anche se di recente il governo nepalese ha ridotto il costo della registrazione della terra da parte delle donne al fine di incrementare la percentuale di donne proprietarie di terra - e il 26% dei nuclei famigliari nelle campagne ha un capofamiglia donna. La situazione di questi nuclei famigliari è drammaticamente peggiorata a seguito del terremoto: le donne si sono dovute occupare della cura dei famigliari feriti, della ricostruzione delle proprie abitazioni, del recupero dei beni persi o danneggiati e non hanno avuto l’opportunità di dedicarsi al lavoro agricolo, trascurando alcune operazioni chiave quali l’applicazione dei fertilizzanti e la cura del bestiame, che avranno un impatto negativo sulla produzione dei mesi a venire. I danni alle strutture per il bestiame, la malnutrizione degli animali e il rischio di epidemie - a causa dalla scarsità di mangimi e cure veterinarie - rappresentano una delle preoccupazioni principali del Ministero dell’agricoltura.

Anche il sistema scolastico è statQo severamente danneggiato dal terremoto. Più di 32.000 aule sono state distrutte o sono completamente inagibili mentre altre 15.000 hanno subito danni minori. Secondo il Global Education Cluster, molte altre bambine e bambini sono a rischio di abbandono scolastico a causa dei danni economici subiti dalle famiglie. Il rischio che le famiglie si vedano costrette a mandare le proprie figlie e figli a lavorare, piuttosto che a scuola, è elevato e rappresenta una forte preoccupazione tra le agenzie umanitarie e le organizzazioni di sviluppo. Il governo nepalese e le comunità concordano sul fatto che la riattivazione del sistema scolastico rappresenti una priorità in questo momento.

I distretti di Makwanpur e Chitwan

Nei distretti interessati di Makwanpur e Chitwan il terremoto ha causato una perdita media del 72% del capitale privato e il 28% di quello pubblico

La popolazione rurale nei due distretti è in una situazione di grande vulnerabilità. Tutte le abitazioni sono danneggiate, molti capi di bestiame sono stati uccisi dal sisma e gli impianti di stoccaggio di cibo sono crollati. In vista della stagione dei monsoni, il governo sta valutando l’ipotesi di trasferire in massa gli abitanti dei villaggi più a rischio in zone sicure. Tuttavia, in caso di trasferimento, bisogni primari come l’accesso all’acqua, servizi igienici e cibo non sarebbero garantiti. Per questa ragione le popolazioni resistono ai ripetuti inviti a lasciare le proprie case.

Le perdite medie subite da ogni famiglia sono consistenti soprattutto per quanto riguarda le pompe per l’irrigazione, gli strumenti tradizionali e le sementi. La tabella mostra la percentuale di perdita di diversi attrezzi agricoli, che raggiunge picchi del 85% nel caso di sementi e fertilizzanti, del 70% nel caso di utensili tradizionali, del 60% delle pompe d’irrigazione.

La stagione dei monsoni ha complicato il lavoro, in quanto il numero di frane e slavine, già numerose in condizioni normali, durante questo periodo è sicuramente destinato ad aumentare a causa dei movimenti tellurici che hanno compromesso l’equilibrio idrogeologico dei territori montagnosi e collinari.

Particolarmente drammatica la situazione dei piccoli allevatori dal momento che durante e dopo il disastro molti animali sono morti a causa della scomparsa delle tradizionali fonti di abbeveramento, della mancanza di foraggio e dei traumi subiti.

Ingente, inoltre, è il danno alle infrastrutture pubbliche o private, in particolare per quanto riguarda i sistemi irrigui, i magazzini di stoccaggio delle sementi e gli uffici di quarantena per il bestiame. La tabella classifica l’entità dei danni infrastrutturali

Per quanto riguarda la forza lavoro a disposizione, sebbene relativamente pochi siano stati i decessi causati direttamente dal sisma, molte persone non sono state più in grado di lavorare a causa delle menomazioni o dei traumi subiti e molti si sonotrovati in condizioni di disabilità. Il personale tecnico statale ha in molti casi abbandonato la zona di intervento a causa delle perdita dei propri familiari o di danni ingenti alle proprie abitazioni. Gli individui che hanno subito traumi e necessitano di supporto psicosociale sono numerosi.

Inoltre, il numero di donne capofamiglia, già alto a causa del recente conflitto armato, è aumentato ulteriormente per gli elevati tassi di migrazione degli uomini dalle zone rurali a quelle urbane.

Secondo la mappatura dei bisogni elaborata da CCS (sulla base dei dati forniti dai distretti) in 28 scuole primarie nei distretti di Chitwan e Makaunpur nella seconda metà di giugno 2015, il sisma ha causato il crollo di 9 scuole primarie, altre 12 sono state gravemente danneggiate e 7 hanno subito danni parziali. Sono 4.402 le bambine e i bambini che normalmente frequentano queste scuole e il cui accesso scolastico è stato impedito, limitato o a rischio a causa delle conseguenze provocate dal terremoto. Un’ispezione sul terreno, effettuata dai tecnici di CCS a febbraio 2016 ha evidenziato minori criticità nelle infrastrutture scolastiche interessate.

L’intervento del Governo Nepalese e/o di ONG internazionali ha parzialmente soddisfatto le necessità evidenziate nel giugno 2015 e solamente 3 scuole su 28 sono tuttora in una situazione di criticità infrastrutturale.