Come abbiamo utilizzato le donazioni ricevute dai lavoratori e dalle imprese

Il progetto ha avuto l’obiettivo di riattivare le strategie di sussistenza di 200 famiglie che vivono in 5 villaggi distribuiti in 5 comitati zonali di sviluppo (village district committees -VDC) che sono stati selezionati tra i distretti di Makwanpur e Chitwan. La tabella mostra i dati demografici disaggregati per provincia di riferimento.

 

Si tratta di popolazioni rurali che vivono in condizioni di povertà, dedite prevalentemente all’agricoltura e all’allevamento di sussistenza e con alti livelli di lavoro minorile nei campi e nella cura del bestiame.

 

 

Le condizioni di vita dei Chepang (minoranza etnica con cui CCS lavora da più di 10 anni)

Nelle località di intervento del progetto è maggioritaria (25%) la minoranza etnica Chepang, uno dei gruppi indigeni più vulnerabili, classificati come”altamente emarginati“ sulla base di una serie di indicatori socio-economici, come numero di abitanti, la lingua, il tasso di alfabetizzazione, tipo di abitazione, proprietà fondiaria, occupazione e accesso all’istruzione superiore. La maggioranza dei Chepang vive in capanni costruiti con rami d’albero. Secondo il recente Nepal Living Survey standard, quasi il 90% dei Chepang vive al di sotto della soglia di povertà, guadagnando circa 6.000 rupie nepalesi pro capite all'anno (pari a 53 euro).

La scarsa rappresentanza politica a livello locale e la limitata attuazione della legislazione nazionale sull’utilizzo delle risorse naturali hanno contribuito alla vulnerabilità della comunità Chepang. L’isolamento degli insediamenti Chepang e la loro scarsa accessibilità sono consideratile principali cause del basso tasso di alfabetizzazione. La maggior parte dei villaggi Chepang sono dotati della sola scuola elementare e gli studenti più grandi devono viaggiare per 3-5 ore ogni giorno, in genere in condizioni di scarsa sicurezza, per frequentare le scuole secondarie Per tutti questi elementi – povertà diffusa, lontananza geografica dai centri più sviluppati, scarsità di accesso alle risorse economiche e naturali, scarsa rappresentanza, costi degli spostamenti - molti genitori Chepang tendono a tenere i figli a casa per farli lavorare nei campi o nella cura del bestiame piuttosto che mandarli a scuola. Di origine nomade, il popolo Chepang è tradizionalmente composto da cacciatori-raccoglitori che solo in tempi recenti ha optato per condizioni di vita più sedentarie, quando tuttavia la maggior parte dei terreni adatti alla coltivazione era già occupato da comunità già insediate. I Chepang si sono quindi adattati a terreni scoscesi, aridi e sassosi che limitano fortemente le possibilità produttive e i rendimenti agricoli. Coltivano principalmente mais e miglio ma i rendimenti, a causa delle condizioni idrogeologiche, sono appena sufficienti a coprire le necessità alimentari di base per sei mesi l’anno, e la popolazione è esposta a condizioni di insicurezza alimentare stagionale. Le donne Chepang sono ulteriormente marginalizzate e vulnerabili a causa del basso livello di alfabetizzazione, della mancanza di accesso ai servizi di salute e della scarsa capacità di accesso a risorse naturali, politiche ed economiche in un contesto tradizionalmente discriminatorio nei loro confronti.

Le attività specifiche

L’intervento ha raggiunto quattro risultati. Il primo legato alla performance delle attività di progetto:

  1. 5 tra comitati scolastici (School Management Commitee, SMC), cooperative di produttrici/produttori/gruppi di madri hanno partecipato attivamente alla riattivazione produttiva e riabilitazione scolastica in 5 villaggi rafforzando il senso di ownership e di coinvolgimento delle comunità nel processo di ricostruzione a seguito del sisma.
  2. La capacità produttiva dell’80% delle piccole produttrici e produttori nelle località di riferimento è stata riattivata.
  3. Bambine e bambini in età scolare nei distretti di riferimento sono stati reintegrati nella scuola primaria.
  4. 100% degli interventi è stato realizzato secondo criteri di rilevanza, efficienza, efficacia e trasparenza amministrativa

Le attività principali dell’intervento, per risultato sono state:

  • Mappatura dei bisogni delle comunità e dei gruppi target con attenzione alle dinamiche di genere e definizione delle zone prioritarie secondo criteri di vulnerabilità;
  • Identificazione e formazione di enti locali/cooperative /comitati scolastici/gruppi di madri sulla conduzione di analisi dei bisogni in ottica di genere, sulla formulazione di microprogetti e gestione finanziaria;
  • Valutazione delle proposte di microprogetti di riattivazione produttiva elaborati dalle comunità e erogazione dei finanziamenti;
  • Implementazione di 5 microprogetti di riattivazione produttiva
  • Campagna di sensibilizzazione e successiva distribuzione di 100 stufe ad alta efficienza energetica per comunità
  • Valutazione delle proposte di microprogetti di riabilitazione scolastica proposti dalle comunità ed erogazione dei finanziamenti
  • Realizzazione di 5 interventi di riabilitazione in 5 scuole primarie
  • Campagne di sensibilizzazione sull’importanza della scolarizzazione delle bambine e dei bambini.
  • Accompagnamento tecnico, monitoraggio,

I partner

Come dettagliato nella metodologia, il progetto ha previsto il coinvolgimento attivo di attori locali.

Le controparti istituzionali coinvolte nell’azione sono state i Comitati Distrettuali di sviluppo (District Development Committee -DDC) che, congiuntamente agli Uffici Distrettuali di Sviluppo Agricolo (District Agriculture Development Office -DADO), ai Servizi Distrettuali per il Bestiame (District Livestock Service -DLS) ed all’Ufficio delle Cooperative (Cooperative Division Office -CDO) costituiscono gli attori statali preposti al monitoraggio delle attività relative alla produzione dei mezzi di sussistenza.